Universo di Robert Heinlein

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Universo di Robert Heinlein

Il libro non ha capitoli ed è diviso in due parti, nonostante il racconto sia abbastanza continuo e non esista una distinzione netta nello svolgimento del plot tra le due sezioni. Cambia, invece, lo spirito del libro e nella seconda parte il libro implode un po’ su se stesso, e procede per inerzia dopo i primi paragrafi eccezionali, sia dal punto di vista dello stile, degli eventi narrati e delle implicazioni filosofiche e religiose che ne conseguono. A tal riguardo è bellissima la parte in cui il Tenente Nelson cerca di spiegare i manuali di Fisica al protagonista, il cadetto Hoyland. Nel futuro immaginario di questo romanzo si è persa qualsiasi cultura scientifica e ormai nessuno capisce più il significato reale di quei testi oscuri che vengono pertanto  reinterpretati da un punto di vista religioso, così come potrebbe trattarsi di parabole bibliche. La legge di gravitazione artificiale viene così spiegata: “ ‘Due corpi si attraggono con una forza direttamente  proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza’. Sembrerebbe una legge che governa fenomeni fisici, invece non si tratta affatto di questo: era il poetico modo con cui i nostri avi formulavano la legge di attrazione che regola l’emozione dell’amore. […]‘Lontano dagli occhi,  lontano dal cuore’ è (una formulazione, N.d.A) altrettanto semplice”.  

La narrazione prosegue scorrevole per molti paragrafi, ma si insiste sempre meno sulla filosofia a favore dell’azione, sino ai paragrafi finali, quando, invece, il tentativo di spiegare la fisica reale dell’astronave e dell’atterraggio finisce per appesantire il libro senza avermi convinto del tutto, ma forse ciò è dovuto al fatto che da ingegnere aerospaziale sui temi della navigazione spaziale risulto essere un po’ puntiglioso. A discolpa di tale scelta dell’autore c’è da dire che il romanzo è del 1963, anni in cui la gente comune conosceva poco della meccanica dei viaggi cosmici, ma allo stesso tempo fantasticava sulle possibili favolose implicazione di quella corsa allo spazio che accompagnò la guerra fredda; la stessa gente che qualche anno dopo era pronta a farsi convincere dello sbarco degli americani sul suolo lunare da un filmino che a occhi moderni può risultare di livello amatoriale.

In fin dei conti è un libro che consiglio, mi ha tenuto piacevolmente compagnia e mi sono affezionato ai suoi personaggi, anche se più che il protagonista ho trovato particolarmente interessanti i mutanti, soprattutto nei personaggi di Joe-Jim e Bobo; gli umani sono stati spesso caratterizzati come ottusi e poco inclini a cambiare le loro concezioni precostituite, anche se vedevano coi loro occhi una realtà tangibile che le negava: “Qualsiasi fatto sembri mettere in dubbio questa realtà (la realtà di cui si è convinti, NdA.) è inevitabilmente un illusione”. 

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