Romanzo “Le lettere di Berlicche” di Clive Staples Lewis

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Romanzo “Le lettere di Berlicche” di Clive Staples Lewis

“Le lettere di Berlicche”, titolo originale “The Screwtape Letters”, è il romanzo di consacrazione di C. S. Lewis, che dopo essersi dedicato alla fantascienza con la “Trilogia spaziale”, con questo romanzo breve si rivolge verso tematiche filosofiche e religiose, anche se non rinuncia all’elemento fantastico come strumento per esporre in modo più efficace e comprensibile al grande pubblico le proprie idee.

Il libro è scritto in forma di romanzo epistolare tra uno zio demone, Berlicche, e il suo  giovane nipote Malacoda. Nel libro sono presenti solo le lettere di Berlicche, ma attraverso queste è possibile dedurre quelle di riposta del nipote. L’universo delineato è quella di una lotta continua tra Dio (definito nelle lettere “Il Nemico”) e il Demonio (“Nostro Padre”) per accaparrarsi le anime degli uomini, l’intero inferno è come un grande Stato con tanto di collegi, polizia infernale, e centri di detenzione . Malacoda è al suo primo “impiego” e dovrà cercare di tentare un giovane uomo inglese (definito “il paziente”) che vive negli anni del primo dopoguerra e della seconda guerra mondiale, contemporanei a quelli della scrittura del libro, pubblicato nel 1942. Lo zio Berlicche elargirà a piene mani consigli e rimproveri per l’avventatezza e inesperienza del giovane nipote  il quale tramite le sue azioni non fa nulla per nascondere l’insofferenza verso lo zio. Nonostante la loro evidente rivalità (lo zio minaccia Malacoda di farlo rinchiudere presso la “Casa di Correzione per Tentatori Incompetenti”, mentre quest’ultimo formula una denuncia ai superiori dello zio per screditarlo), le lettere si aprono tutte con la formula “Mio caro Malacoda” e si chiudono con “Tuo affezionatissimo zio, Berlicche”.

La storia avrà una sua conclusione e una delle due fazioni riuscirà a conquistare l’anima dell’uomo, ma questo finale non è fondamentale per lo svolgimento del libro. La storia della tentazione del “paziente” è infatti solo lo spunto per una profonda riflessione sulla religione cattolica e in particolare sulla tentazione e sul peccato. Ogni lettera una differente tematica religiosa affrontata, e già dalla prima si intuisce la natura del libro: “Non perder tempo nel tentare di fargli pensare che il materialismo è vero. Mettigli in mente che è forte, o robusto, o coraggioso – che è la filosofia del futuro. È di questo che si preoccupa […] L’ideale è, naturalmente, di non fargli leggere neppure una riga di veramente scientifico, ma di infondergli l’idea generale grandiosa che egli conosce tutta la scienza”. Altre questioni affrontate sono il concetto di tempo, il dolore, la paura, la guerra, l’amore e la lussuria, la preghiera, il possesso, la modestia e i gesti della ritualità religiosa. La scrittura scorrevole e leggera si contrappone alla profondità dei temi affrontati. In fin dei conti un libro che chiunque dovrebbe leggere: i credenti per riflettere sui principi profondi della religione, i non credenti per riuscire a capire il punto di vista dei cristiani.

Nonostante scritto oltre settanta anni fa le sue tematiche sono molto attuali, soprattutto nell’epoca storica in cui viviamo, nella quale le tematiche filosofiche sono mortificate a favore dell’intrattenimento di massa. Nonostante all’inizio fossi stato scettico nell’acquisto devo ammettere che l’ho letto in un paio di giorni e mi è dispiaciuto molto quando l’ho terminato. Ancora adesso sorrido quando ripenso all’ipocrita formula di congedo: “Tuo affezionatissimo zio, Berlicche”.

Voto 5/5

Michele Protopapas

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